COVID 19: Oltre al polmone c’é di più
1 Settembre 2021

COVID 19 è il nome della malattia da coronavirus SARS-CoV-2: “CO” significa corona, “VI” virus, “D” disease (malattia in inglese) e 19 indica il 2019, l’anno della sua scoperta.

Il nuovo Coronavirus SARS-CoV-2 è un virus respiratorio che appartiene alla famiglia dei coronavirus (CoV); si chiamano così a per la presenza di punte a forma di corona sulla superficie del virus.

Le goccioline che vengono emesse con la respirazione sono la modalità di trasmissione principale del virus; queste possono passare da una persona all’altra attraverso uno starnuto, un colpo di tosse e contatti diretti personali, ma anche attraverso le mani che se contaminate possono trasmettere il virus ad altri tramite il semplice contatto (ad esempio una stretta di mano).

È ormai ben noto che i sintomi più frequenti di COVID-19 sono a carico dell’apparato respiratorio, con febbre, tosse, mal di gola, naso che cola a cui si possono accompagnare debolezza, affaticamento e dolore muscolare.

In alcuni casi la malattia si manifesta in modo ben più grave con polmonite, insufficienza respiratoria, sepsi e conseguente shock che può essere fatale se non trattato in tempo con ospedalizzazione, terapia farmacologica e ossigeno ad alti flussi; a volte addirittura con la ventilazione e/o l’intubazione.

Tuttavia, non è solo l’apparato respiratorio ad essere colpito dal COVID-19.

Cuore, cervello, reni, metabolismo: tanti sono gli organi e i distretti corporei che possono essere interessati.

Uno dei problemi principali riguarda la formazione di coaguli nel sangue che possono essere molto pericolosi.

Difatti, le trombosi sono fra le complicanze più diffuse e gravi nei pazienti con Covid-19.

La cascata infiammatoria generata dalla risposta del nostro sistema immunitario all’infezione può generare trombi.

Un trombo è un coagulo di sangue che può ostruire parzialmente o completamente i vasi sanguigni, ossia vene, arterie e capillari.

I trombi possono raggiungere organi vitali con conseguenze anche molto gravi, come infarto (se vanno nel cuore), ictus (se vanno nel cervello) ed embolia polmonare (se vanno nel polmone).

I trombi non sono l’unico problema: ci sono pazienti con Covid-19 con alti livelli di zucchero nel sangue nonostante non abbiano il diabete, e molti con danni al cuore e ai reni.

Riguardo alla salute del cervello, oltre all’ictus non bisogna dimenticare altri sintomi neurologici, alcuni anche di minore entità, fra cui cefalea, perdita temporanea dell’olfatto, vertigini, stanchezza.

Alcuni pazienti ospedalizzati sono andati incontro a allucinazioni e delirio, e in qualche caso addirittura hanno sviluppato encefalopatie.

Un’altra complicanza frequente è poi il danno renale acuto, che in alcuni casi ha portato alla necessità di dializzare alcuni pazienti.

Inoltre, una buona parte di pazienti ricoverati per COVID-19 grave, ha avuto danni al fegato seppur raramente si sono manifestate epatiti acute.

Infine, non bisogna dimenticare altri sintomi meno diffusi ma propri dell’infezione, come disturbi intestinali, sintomi oculari e problemi dermatologici, come geloni alle dita dei piedi e orticaria.

Il tempo necessario per riprendersi dalla infezione da SARS-CoV-2, cioè dalla malattia chiamata COVID-19, è differente da persona a persona.

La maggior parte recupera completamente entro due mesi ma alcuni disturbi (sintomi) e manifestazioni cliniche possono durare più a lungo.

In questo caso si dice che le persone soffrono di Long COVID, termine inglese che viene comunemente utilizzato per indicare l’insieme dei disturbi e manifestazioni cliniche che permangono dopo l’infezione.

La possibilità che i sintomi durino nel tempo non sembra essere collegata a quanto si è stati male durante l’infezione.

Può anche succedere che persone che hanno avuto una forma lieve di COVID-19 possano sviluppare problemi a lungo termine.

Poiché COVID-19 è una malattia relativamente nuova, gli effetti a lungo termine completi di COVID-19 non sono ancora ben compresi, quindi aspettiamoci novità man mano che l’esperienza clinica con questa patologia aumenterà.

È però fondamentale che i pazienti che hanno avuto forme moderate e gravi di COVID-19 vengano periodicamente seguiti ambulatorialmente da specialisti pneumologi e di altre branche internistiche per monitorare gli effetti a lungo termine non solo sull’apparato respiratorio, ma anche su sistema nervoso, cuore, reni e fegato.

Dr. Silvano Dragonieri – Consulente Sanitario ASSILT

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