Vitamina D, benessere mentale e ritmi circadiani sono solo alcuni dei vantaggi di una corretta esposizione solare, per approfittarne a pieno, riducendo il rischio di un’eccessiva e inadeguata esposizione ai raggi ultravioletti, è importante imparare a usare le creme solari, a scegliere il giusto SPF e a proteggere i bambini con le giuste precauzioni. Ecco qualche consiglio per un’estate sicura e serena sotto il sole. È arrivato finalmente, diranno molti, quel periodo dell’anno in cui ci si gode il sole. Ed è importante farlo, trascorrere del tempo all’aperto e approfittare di tutti i numerosi e importanti effetti positivi del sole per la salute umana,
grazie alla sintesi della vitamina D e ai suoi benefici per ossa e sistema immunitario, all’impatto sul benessere mentale e alla regolazione dei ritmi circadiani che influenzano qualità del sonno, produzione di ormoni e metabolismo.
C’è tuttavia un rovescio della medaglia nell’esporsi al sole: i suoi effetti sulla nostra pelle. La bilancia, però, deve restare in equilibrio ed è importante non rinunciare ai benefici per paura dei rischi. Questi ultimi vanno conosciuti per poter essere ridotti al minimo e gestiti al meglio. Cominciamo quindi a capire quali sono.
Effetti negativi del sole sulla pelle
La prima cosa da dire è che gli effetti del sole sulla pelle variano in base all’intensità e alla durata dell’esposizione, nonché al tipo di pelle dell’individuo, che può essere più o meno chiara, più o meno sensibile. Inoltre, si possono distinguere effetti nel breve, medio e lungo periodo.
Nel breve periodo, un’esposizione prolungata al sole o anche relativamente breve ma a un sole forte può causare eritemi e scottature solari, che possono essere fastidiose e dolorose. Nel medio periodo, esposizioni ripetute e prolungate possono portare a danni più profondi, come la comparsa di lentiggini solari e macchie scure, oltre a un invecchiamento prematuro della pelle: perdita di elasticità, comparsa di rughe e così via. Infine, nel lungo periodo, gli effetti più seri riguardano un aumento del rischio di sviluppare tumori cutanei, tra cui il carcinoma basocellulare, il carcinoma a cellule squamose e il melanoma maligno.
I raggi ultravioletti
A colpire la nostra pelle, e quindi responsabili degli effetti negativi del sole, sono i raggi ultravioletti (UV) emessi dal sole, che a seconda della lunghezza d’onda si raggruppano in tre categorie: UVA, UVB e UVC. Ognuna è responsabile di diversi effetti discutibili, ma non tutte agiscono allo stesso modo.
Senza scendere in tecnicismi, possiamo dire che i raggi ultravioletti A (UVA), che costituiscono il 95% della radiazione UV che raggiunge la superficie terrestre, penetrano in profondità, fino al derma (lo strato centrale della pelle, tra epidermide – quello superficiale – e ipoderma – quello più interno) e sono responsabili dell’invecchiamento cutaneo prematuro, inclusa la formazione di rughe. Eritemi e scottature sono invece dominio dei raggi UVB, che possono causare anche danni al DNA delle cellule cutanee, contribuendo all’aumento del rischio di cancro della pelle. Esistono infine i raggi UVC che, sebbene più potenzialmente pericolosi, sono quelli che destano meno preoccupazione perché vengono assorbiti completamente dallo strato di ozono (che è molto importante preservare) che circonda il nostro pianeta e dall’atmosfera terrestre.
Prima regola: usare le creme solari, e usarle bene
Quindi? Dobbiamo scappare dal sole ed evitarlo a tutti i costi? No, e non solo perché è molto difficile e, salvo alcune allergie e intolleranze molto gravi, è una complicazione che possiamo evitare, ma anche perché – come dicevamo – il sole fa bene e, dopo averlo atteso e desiderato tanto a lungo, è anche giusto goderselo.
Bisogna sapere come e rispettare alcune semplice regole. La prima e più importante regola è applicare creme solari ogni giorno, anche d’inverno, ma soprattutto in questa stagione, e anche quando è nuvoloso, su tutta la pelle non coperta da indumenti.
La crema solare andrebbe applicata circa 15 minuti prima di uscire all’aperto e riapplicata, quando all’aperto, circa ogni due ore (oppure, appunto, ogni volta che si esce). Ne andrebbe applicata molto più di quella che noi crediamo necessaria per ottenere gli effetti protettivi descritti in etichetta: circa due milligrammi per centimetro quadrato, ossia circa 30 ml per coprire l’intero corpo di un adulto al mare.
Questo significa che un flacone da 400 ml non può bastarci per tutta la vacanza al mare. I conti sono molto semplici: 30 ml ogni due ore per circa sei-sette ore in spiaggia, vuol dire un minimo di 90 ml al giorno. Se poi consideriamo anche che deve essere riapplicata anche dopo il bagno, dopo aver sudato o dopo essersi asciugati, nella migliore delle ipotesi quel flacone dura 3-4 giorni massimo. Infatti, anche se c’è scritto “water resistant”, nessuna crema è impermeabile: queste diciture indicano che, per un limitato periodo di tempo, anche quando si è in acqua e si sta nuotando, si mantiene l’efficacia della crema. Ma è per un certo periodo, non che l’acqua prima o poi non la lavi via.
Non sentitevi soli, tuttavia, se finora non avete spalmato sul vostro corpo sufficienti quantità di crema. Diversi studi dimostrano da tempo come la maggior parte delle persone non sappia quanta crema solare sia davvero necessaria, o comunque, anche se lo sa, non ne applica l’adeguata quantità. Da oggi potete entrare nella piccola percentuale di persone che lo sanno e che si comportano di conseguenza!
Il fantomatico fattore SPF
La scelta della crema solare dipende anche dal fattore di protezione di cui si ha bisogno: d’inverno, quando si esce la mattina e poi spesso si resta all’interno di un ufficio, può bastare una crema con SPF 15 (se però si fa un lavoro all’aperto o si trascorre tanto tempo fuori, si deve optare per una protezione più alta e ricordarsi sempre di riapplicarla nel corso della giornata).
D’estate e quando si trascorre più tempo all’aperto è meglio optare per una protezione più alta, 30 o anche 50 SPF per esposizioni intense o per fototipi più sensibili. È comunque sempre meglio optare per una crema con azione ad ampio spettro che protegga sia dai raggi UVB sia dai raggi UVA. Infatti, l’SPF è una misura che riguarda esclusivamente la protezione dai raggi UVB.
Come spiega molto bene Beatrice Mautino nel suo libro “Il trucco c’è e si vede” (Chiarelettere, 2018, una lettura consigliata per questa estate), contrariamente a quanto si pensa o viene comunemente raccontato, l’SPF non indica quanto tempo una crema permette di stare al sole senza scottarsi rispetto a quando si sta al sole senza essersi messi la crema. Non è vero che un SPF 30 permette di stare al sole 30 volte di più di quando non ci si è spalmati la crema.
Il filtro SPF indica quanto quella crema protegge da una certa quantità di radiazione e quale scegliere dipende anche da come reagisce la nostra pelle al sole. Se tendiamo ad arrossarci anche dopo pochi minuti al sole, meglio optare per una protezione più alta (sempre da applicare in quantità adeguate e ripetutamente).
Ma quindi, cosa indica l’SPF? “Semplificando molto”, scrive Mautino, “l’SPF indica la quantità di radiazioni fermate dal filtro: un SPF 6 lascerà passare un sesto delle radiazioni UVB (circa il 17%) e ci darà quindi una protezione dell’83%. Un SPF 30 ne lascerà passare un trentesimo e ci darà una protezione del 97%. Un SPF 50 ci darà una protezione del 98% e così via. Più è alto l’SPF, meno radiazioni UVB passano, anche se, come potete vedere, man mano che cresce il numero di SPF, le differenze si affievoliscono”. Tuttavia, nessuna crema può proteggere al 100%, motivo per cui non si può più scrivere – almeno in Europa – “protezione totale”. Inoltre, l’affievolirsi delle differenze porta a rendere ingannevoli SPF troppo alti e per questo motivo, secondo indicazioni della Comunità europea, la maggior parte delle aziende non riporta SPF più alti di un generico 50+, ovvero più alti di un SPF che già blocca il 98% dei raggi UVB.
Se vi sembra una protezione eccessiva, vale la pena tenere sempre a mente che i raggi UVB sono responsabili non solo dell’invecchiamento precoce ma anche dei danni al DNA che aumentano il rischio di sviluppare un tumore della pelle. Se si passa molto tempo all’aperto, l’SPF più consigliato è da 30 in su, a seconda del fototipo, dell’intensità (e quindi dell’ora della giornata in cui si sta al sole e se si ha o meno possibilità di stare all’ombra).
Bambini
Tutti dovrebbero mettere la crema solare seguendo queste indicazioni: protezione adeguata, quantità sufficiente e applicazioni ripetute. Per quanto riguarda i bambini molto piccoli, tuttavia, le indicazioni sono diverse: i più piccoli dovrebbero proprio evitare l’esposizione ai raggi solari ed essere tenuti all’ombra e vestiti con abiti leggeri ma in grado di coprire tutte le estremità, con un cappello e con gli occhiali da sole. Questo anche perché anche le creme solari specifiche per i bambini non sono adatte ai piccoli al di sotto dei sei mesi. Al di sopra di questa età è comunque sempre consigliabile tenere all’ombra i bambini, far loro indossare un cappello e occhiali da sole e spalmare su tutta la pelle creme con protezioni alte (oltre i 30), ad ampio spettro, resistenti all’acqua e riapplicarle con costanza.
Anche gli adulti beneficiano di pause all’ombra, di abiti leggeri e coprenti nelle ore di radiazione più intensa, di cappelli e occhiali da sole. Senza dimenticare di bere tanta acqua durante il giorno. Infatti, le creme solari possono molto, ma non tutto.
Quindi, per concludere, ecco alcuni consigli per godervi il sole:
- Usare una protezione solare adeguata secondo le indicazioni: SPF 30 o più, ampio spettro, resistente all’acqua, applicata più volte in quantità adeguate. E non dimenticare le labbra, che sono altrettanto vulnerabili quanto altre aree del corpo.
- Utilizzare abiti leggeri che coprano braccia e gambe, cappelli a tesa larga e occhiali da sole, che permettono di non dover applicare più volte la crema nelle parti del corpo protette dagli indumenti.
- Evitare le ore di radiazione più intensa, quindi evitare di stare al sole nelle ore centrali della giornata, durante le quali è meglio stare il più possibile all’ombra o in ambienti interni e riparati.
- Fare attenzione ai riflessi: superfici come acqua, sabbia e neve riflettono i raggi UV e possono aumentare l’esposizione.
- Proteggere i bambini con particolare attenzione, poiché hanno una pelle più sensibile e sono più suscettibili ai danni dei raggi ultravioletti.
- Mantenere la pelle idratata bevendo molta acqua e utilizzando creme idratanti dopo l’esposizione al sole.
Comitato di redazione ASSILT
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