Diagnosi, prevenzione e trattamento del tumore del colon retto
17 Ottobre 2019

La prima pagina di uno dei più diffusi quotidiani italiani il 24 settembre riportava dati emersi dall’ultimo Congresso dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica: “Dai numeri una buona notizia: scendono, le neoplasie del colon-retto, 49.000 nuove diagnosi stimate in Italia nel 2019 e si allunga l’aspettativa di vita. Lo dice il report dell’Aiom – I numeri del cancro in Italia 2019 -, presentato al Ministero della Salute. In aumento anche la sopravvivenza considerando tutte le neoplasie: il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi.

Almeno un paziente su quattro, pari a quasi un milione di persone, è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito”. 

Le nuove diagnosi del 2018 per le neoplasie del colon retto furono 51.000, un decremento, quindi, di 2.000 nuovi casi.

Il carcinoma del colon-retto rappresenta una delle principali cause di mortalità per cancro in tutti i paesi occidentali (seconda causa di morte in Italia sia per maschi che per le femmine). La maggior parte dei carcinomi colo-rettali si sviluppa con partenza da polipi adenomatosi, ovvero lesioni benigne. E questo è l’aspetto che ha reso possibile questo risultato.

Diagnosi

Grazie ad esami diagnostici utilizzati come esami di screening, oggi è possibile effettuare, sempre più spesso, diagnosi di polipo adenomatoso prima che si trasformi in cancro colo-rettale.

Tali esami sono la ricerca del sangue occulto nelle feci e l’endoscopia, esame strumentale che permette di esplorare agevolmente tutto il colon retto. Quando si esamina il colon-retto, questo esame prende il nome di colonscopia.

Essa è da effettuarsi almeno una volta dopo i 50 anni. Si tratta di un esame semplice, ormai sempre effettuato in sedazione, che consente di individuare le lesioni neoformate del grosso intestino, di eseguire una biopsia e, se piccole e non ancora degenerate, di asportarle.

L’incidenza dei tumori maligni conserva differenze geografiche significative: decresce progressivamente dall’Italia del Nord a quella meridionale-insulare.

Nel maschio, il tasso di incidenza standardizzato per tutte le neoplasie è più basso al Centro (meno 4%, rispetto al Nord) e ancor più basso al Sud (meno 14%); lo stesso andamento si conferma nel genere femminile (meno 5% nell’Italia centrale e meno 17% nell’Italia del Sud-insulare, rispetto al Nord).

È verosimile attribuire tale situazione a fattori che agiscono in senso ‘protettivo’ (abitudini alimentari, vita riproduttiva, minore esposizione a fattori di rischio ambientale). Nel Meridione, tuttavia, la minore adesione agli screening oncologici non ha fatto rilevare quei benefici effetti della diagnosi precoce, che si registrano nel Settentrione.

Nell’Italia meridionale-insulare, infatti, non si è osservata quella riduzione di incidenza e mortalità che, nel Nord, è stata documentata.

Terapia

Il trattamento del tumore del colon consiste nell’asportazione chirurgica (resezione rettale, emicolectomia destra o sinistra oppure colectomia totale) della sezione interessata.

Nel trattamento di questa patologia, sia l’approccio mininvasivo (chirurgia laparoscopica o robotica) che l’utilizzo del bisturi a radiofrequenza rappresentano un’innovazione relativamente recente.

 

Quali sono i vantaggi per il paziente?

Indubbiamente questo approccio chirurgico permette di ottenere una migliore esplorazione della cavità addominale, una minore manipolazione degli organi addominali e una dissezione più anatomica dei mesi, ovvero la zona che contengono i linfonodi che devono essere asportati.

Grazie a queste caratteristiche il paziente può ottenere i seguenti benefici dalla chirurgia mini-invasiva:

  • riduzione dello stress da trauma chirurgico;
  • diminuzione della necessità di trasfusioni di sangue;
  • rapida funzionalità dell’intestino rispetto alla chirurgia tradizionale;
  • riduzione del dolore postoperatorio e del tempo di degenza;
  • diminuzione del rischio di laparocele, cioè di ernia della ferita chirurgica;
  • riduzione del trauma dell’area operata, anche a livello estetico;
  • ritorno rapido all’alimentazione.

 

 

 

 

 


Prof. Paolo Urciuoli
Consulente Sanitario Nazionale

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