La Buona Medicina
18 Marzo 2022

La più grande emergenza sanitaria dell’età moderna.

Il biennio 2020-2022 lo ricorderemo per la più grande emergenza sanitaria dell’età moderna, la pandemia da SARS-CoV-2. Questo virus ha costretto tutti i Sistemi Sanitari Nazionali a riorganizzarsi, soprattutto quello italiano. Un decreto legislativo di marzo 2020 instaura le unità speciali di continuità assistenziale (USCA). Per la prima volta in Italia si iniziano a gettare le basi per una rivoluzione sanitaria.

Si inizia a parlare di medicina di prossimità: il team multiprofessionale, formato da medici ed infermieri, raggiunge i pazienti positivi al Covid direttamente al domicilio.

I medici non hanno soltanto curato l’infezione, ma si sono presi cura delle persone sia fisicamente che psicologicamente, si sono presi cura delle famiglie.

Ciò è stato possibile soprattutto grazie alle competenze acquisite negli anni: buona parte dei medici USCA d’Italia sono medici di medicina generale operanti in continuità assistenziale e medici in formazione.

Per permettere una migliore e più coordinata gestione dell’emergenza sono state create le strutture commissariali per l’emergenza Covid.

Ad oggi il nostro territorio nazionale è costituito da diversi sistemi sanitari: ogni regione ha modulato la normativa sulle USCA in base alle peculiarità del proprio territorio e alle proprie risorse, oltre all’andamento epidemiologico regionale.

La Sicilia, ad esempio, secondo ordinanze urgenti e contingibili, ha deciso di creare un’unità speciale ogni 25.000 abitanti anziché ogni 50.000, come il resto d’Italia.

Sulla base delle esigenze territoriali, al fine di superare anche le barriere culturali e superare la carenza di personale sanitario, il Presidente della Regione ha esteso le competenze dei medici USCA anche alle vaccinazioni, soprattutto di prossimità.

A Palermo è stata creata una vera e propria centrale operativa USCA: ciò ha permesso di creare un progetto multidisciplinare ubicato presso la “Fiera del Mediterraneo”.

I medici e infermieri USCA, insieme ad autisti e operatori sociosanitari, sono supportati nelle attività burocratiche da amministrativi, ingegneri ed avvocati oltre che da altre figure professionali, quali psicologi, assistenti sociali ed educatori professionali così permettendo una gestione a 360° del paziente positivo a domicilio.

A fianco di questa importante struttura è nato anche uno dei più grandi Hub vaccinali di Italia, supportato all’occorrenza anche dai medici USCA.

Entrata a pieno regime, questa grande struttura ha somministrato anche più di 6.500 vaccini giornalieri: i medici USCA insieme ai loro team si sono dedicati oltre alla gestione domiciliare dei pazienti Covid (la principale attività da loro svolta giornalmente), anche alle vaccinazioni di prossimità.

Hanno raggiunto migliaia di over 80 a domicilio comprendendo anche i loro caregivers; sono andati nei principali quartieri palermitani e nei mercati organizzando giornate di vaccinazioni open day, nei paesi della provincia, così permettendo a tutte quelle persone con difficoltà a spostarsi dal proprio domicilio o dal loro paese di potersi vaccinare comodamente a pochi passi da casa o dal proprio lavoro.

Semplificare ed accelerare la vaccinazione è stato ed è uno dei nostri principali obiettivi del quale, al giorno d’oggi, possiamo ritenerci pienamente soddisfatti.

Questa realtà è il palese esempio di come “il problema non è quello di rincorrere una malattia su una strada che la malattia ha già preso a percorrere, ma quello di impedire alla malattia di sopraggiungere e quindi quello di risalire veramente a monte per identificarne le cause profonde e rimuoverle. Questa è quella che noi chiamiamo medicina preventiva.

Questo è stato raggiunto con le innovative e tempestive cure domiciliari per il Covid utilizzate dai medici USCA, non farmaci che curano i sintomi ma prevengono il progredire della malattia, come gli antivirali o gli anticorpi monoclonali che hanno prevenuto centinaia di ricoveri.

In conclusione, questa esperienza professionale rimarrà nella memoria di tutti i giovani medici: i medici USCA hanno sperimentato il lavoro in team, superando la frustrazione del lavoro in solitaria della continuità assistenziale, hanno scoperto nuove figure professionali e la qualità del lavoro data da queste nuove collaborazioni e soprattutto hanno imparato ad apprezzare l’asse territorio-ospedale.

Si tratta di un nuovo modo di pensare la medicina territoriale, lavorando veramente di concerto con le altre figure professionali e l’ospedale, rendendo il nostro sistema sanitario non più ospedalocentrico ma che valorizzi il territorio con una capillarità delle cure più importante.

Questo ha portato ad un cambio di rotta nella visione della medicina territoriale: ci si è resi conto che è ormai indispensabile “Prendersi cura” del paziente e non più curare una patologia.

D’altronde anche l’OMS già nel 1948 definisce la salute uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o di infermità”.

 

Prof. Renato Patrizio Costa – Consulente Sanitario ASSILT

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