MICI, cosa sono?
20 Aprile 2023

La malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa sono condizioni infiammatorie croniche a carico dell’intestino che possono avere un impatto anche molto forte sulla qualità di vita di chi ne soffre.
Ancora più forte può essere tuttavia lo stigma che sentono su di loro queste persone, per questo è importante conoscerle meglio. Spesso da fuori sono invisibili, eppure non per questo sono da sottovalutare.

E sono ben più diffuse di quanto non si creda. Colpiscono oltre 250 milioni di persone in Italia e circa sei milioni in tutto il mondo.

Sono le MICI, ovvero le malattie infiammatorie croniche intestinali, conosciute spesso anche con l’acronimo IBD, dal nome inglese Inflammatory Bowel Disease (da non confondersi con la sindrome dell’intestino irritabile, il cui acronimo inglese, IBS, induce facilmente all’errore).

Si tratta di condizioni che accompagnano una persona per tutta la durata della vita, come si può dedurre dal “croniche”, nel nome stesso.

Le più comuni – che insieme coprono quasi il 100% dei casi – sono la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerose.

In alcuni casi più rari, quando non si riesce a stabilire con esattezza a quale di queste due patologie è riconducibile l’infiammazione, si parla di coliti indeterminate.

Cause

Non sono ancora chiare le cause che portano a queste malattie, vi è sicuramente una componente genetica e, sebbene sia più alta la probabilità di sviluppare una di queste patologie se qualcuno nella propria famiglia ne soffre, non ci sono abbastanza prove per parlare di patologie ereditarie.

Alcune ricerche mostrano che a scatenare l’infiammazione potrebbe essere un’infezione virale e/o batterica nel colon e la conseguente anomala risposta immunitaria dell’organismo che, anziché esaurirsi una volta eliminata l’infezione e il microrganismo responsabile, evolve in un’infiammazione cronica.

Tra i fattori che aumentano il rischio vi sono il fumo di sigaretta e per le donne anche l’assunzione di contraccettivi ormonali orali (la pillola anticoncezionale).

Il genere non è un fattore di rischio per le MICI e queste, sebbene possano presentarsi ad ogni età, insorgono più comunemente in due momenti della vita: tra i 15 e i 35 anni e tra i 50 e i 55 anni.

Per queste infiammazioni del tratto gastrointestinale non esiste ancora una cura definitiva, e la loro incidenza è andata consistentemente crescendo negli ultimi decenni nel nostro Paese.

Conosciamole meglio

La malattia di Crohn deve il suo nome al medico che nel 1932, l’ha descritta per primo: Burrill Crohn (insieme a lui c’erano tuttavia anche Leon Ginzburg e Gordon Oppenheimer).

Può presentarsi in qualsiasi parte del tubo digerente anche se più comunemente colpisce l’ileo (la parte terminale dell’intestino tenue) e il tratto iniziale del colon (o intestino crasso).

L’infiammazione può poi presentarsi a chiazze, ovvero aree infiammate possono alternarsi ad aree sane; le zone di infiammazione possono essere di dimensioni variabili, anche molto estese, e possono interessare la superficie o penetrare la parete intestinale in profondità.

La rettocolite ulcerosa, diversamente dalla malattia di Crohn, è estremamente localizzata: si origina quasi sempre nel retto per poi risalire fino, nei casi più gravi, a infiammare l’intero tratto inferiore del colon.

Non si presenta con una conformazione a chiazze, quindi non si trovano aree sane tra un’infiammazione e l’altra.

Inoltre, come indicato dal nome, comporta la formazione di ulcere che oltre a sanguinare e produrre pus e muco che poi si ritrovano nelle feci, provocano forti dolori addominali e attacchi di diarrea spesso incontrollabili.

Sintomi più comuni e complicanze

Malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa presentano una sintomatologia molto simile, anche se poi non tutti coloro che soffrono di una o dell’altra sperimentano gli stessi sintomi, né li sperimentano alla stessa maniera o con la stessa intensità.

Vi sono alcuni casi in cui questi sintomi sono estremamente violenti e possono avere un forte impatto quindi nella qualità di vita di chi ne soffre.

I sintomi più frequenti e comuni sono:

  • dolori addominali,
  • diarrea,
  • sangue nelle feci,
  • afte e ulcere nella bocca.

Spesso poi si sperimentano:

  • dolori articolari,
  • perdita di appetito con conseguente calo di peso,
  • febbre,
  • spossatezza,
  • occlusione intestinale.

In alcuni casi la malattia può poi avere conseguenze su altri organi come la pelle e le ossa, provocando quindi dermatiti e artrite.

I momenti in cui si presentano i sintomi sono quelli in cui l’infiammazione è acuta e sono definiti “fase attiva” della malattia, che viene poi seguita da fasi cosiddette di “remissione”, più o meno lunghi a seconda della risposta alle terapie o della severità della condizione stessa.

In ciascun paziente questa intermittenza si presenta in maniera diversa.

Quando i sintomi non migliorano con i trattamenti farmacologici né con la dieta, è necessario un intervento chirurgico per rimuovere i tratti di intestino infiammati.

È un’eventualità che riguarda circa il 20% dei casi di rettocolite ulcerosa e nel 60 – 75% di quelli di malattia di Crohn e si rende necessario in caso di complicanze come per esempio un’occlusione intestinale che non può essere risolta con l’impiego di farmaci, in caso di fistole (aperture tra due sezioni dell’intestino o tra questo e la pelle), di perforazioni intestinali, di ascessi o di eccessiva presenza di sangue nelle feci.

In conseguenza dell’intervento chirurgico può essere necessario creare una cosiddetta stomia (ileostomia o colostomia a seconda del tratto di intestino interessato), ovvero un’apertura nella parete addominale che crei un collegamento alternativo tra l’intestino e l’esterno del corpo che può essere temporanea o definitiva.

A questa apertura viene poi collegata una sacca per la raccolta di tutto il materiale fecale.

Si tratta di una delle complicanze che crea spesso più ansia e difficoltà anche sociali e nelle relazioni interpersonali.

È anche una delle principali fonti di stigma e auto stigma, un pregiudizio da parte degli altri e ancora più spesso da sé stessi che rende più complicato alle persone con MICI vivere una vita piena e serena.

Fortunatamente negli ultimi anni diversi pazienti, soprattutto i più giovani, stanno lavorando attraverso piattaforme social per abbattere questo stigma, per mostrare cosa vuol dire avere una stomia, cosa questo comporta e cosa invece non impedisce di fare e di vivere: dalla vita sociale, alla sessualità, allo sport.

Comitato di Redazione Assilt
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Riferimenti

Centers for Control Diseases and Prevention – What is inflammatory bowel disease (IBD)?

https://www.cdc.gov/ibd/what-is-IBD.htm#:~:text=Inflammatory%20bowel%20disease%20(IBD)%20is,damage%20to%20the%20GI%20tract.

IBD Support Foundation – Inflammatory Bowel Disease Defined

https://ibdsf.org/index.php/about-ibd

Crohn’s and Colitis’ Foundation – What is Crohn’s Disease? 

https://www.crohnscolitisfoundation.org/what-are-crohns-and-colitis/what-is-crohns-disease/

Crohn’s and Colitis’ Foundation – What is Ulcerative Colitis?

https://www.crohnscolitisfoundation.org/what-are-crohns-and-colitis/what-is-ulcerative-colitis/

Crohn’s and Colitis Canada – What are Crohn’s and Colitis? Crohn’s and Colitis Canada

https://crohnsandcolitis.ca/About-Crohn-s-Colitis/What-are-Crohns-and-Colitis

Mayo Clinic -Crohn’s disease

https://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/crohns-disease/symptoms-causes/syc-20353304

Mayo Clinic- Ulcerative colitis

https://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/ulcerative-colitis/symptoms-causes/syc-20353326