Si parla ormai da tempo di quarta dose del vaccino Covid-19. Servirà realmente? Per chi potrebbe essere preconizzata?
Il premier israeliano Naftali Bennett ha annunciato che i risultati preliminari di uno studio interno hanno mostrato che le concentrazioni di anticorpi aumentavano di cinque volte una settimana dopo la quarta dose.
Considerando che la maggior parte degli esperti del gruppo Covid del Ministero della Salute israeliano aveva precedentemente richiesto la quarta dose di vaccino questa dichiarazione da parte del Primo ministro altro non è che l’accettazione da parte della politica dei consigli che arrivano dagli scienziati.
Anche se la decisione è in attesa dell’approvazione definitiva, in previsione di questo nuovo ciclo di vaccinazioni, le autorità competenti sono state immediatamente allertate e in queste ore si stanno preparando.
I segnali che Israele si stia comunque preparando alla somministrazione di massa della quarta dose non finiscono qui, infatti il ministro dell’Interno ha presentato una proposta per consentire a chiunque lo voglia di essere vaccinato con la quarta dose. Moderna e Pfizer hanno già annunciato che stanno avviando i test per un vaccino nuovo, in grado di fronteggiare anche Omicron.
Tuttavia, la maggior parte dei paesi che offrono un quarto vaccino danno la priorità alle persone immunocompromesse, come ad esempio per il Regno Unito e Stati Uniti.
La logica di queste politiche è supportata da una serie di prove, tra cui lo studio Octave (Observational Cohort Trial T Cells Antibodies and Vaccine Efficacy in SARS-CoV-2), con sede nel Regno Unito, che ha rilevato che 4 persone su 10 che erano clinicamente vulnerabili hanno generato concentrazioni di anticorpi inferiori rispetto ai riceventi sani dopo due dosi di un vaccino Covid-19.
Lo studio di follow-up Octave Duo ha esaminato l’effetto di tre dosi. Il BMJ (British Medical Journal) una delle più prestigiose riviste mediche del mondo, riferisce di uno studio effettuato presso l’Imperial College Healthcare NHS Trust, a Londra, dove una corte di pazienti immunodepressi, per essere stati trapiantati, all’interno dello studio Octave Duo, sopra menzionato, unitamente ai primi dati provenienti da Israele e Francia, indicano che circa la metà dei pazienti che non hanno avuto risposta anticorpale dopo due dosi ha avuto un qualche tipo di risposta dopo tre dosi. Ciò significava che circa un quarto dei pazienti immunosoppressi non aveva ancora risposte dopo tre dosi.
Michelle Willicombe, la nefrologa proponente la ricerca in questione asserisce: “Alcuni pazienti immunocompromessi non stanno dando alcuna risposta o risposte inadeguate rispetto ai controlli sani dopo tre dosi, quindi hanno bisogno di una quarta anche per ottenere qualcosa di rilevabile. Dare quattro dosi a pazienti immunocompromessi è una cosa molto diversa dal farlo rispetto alla popolazione generale in cui stai solo aumentando la risposta immunitaria”.
E la popolazione generale?
Il 3 gennaio 2022 Israele ha iniziato a offrire la quarta dose a tutti gli adulti sopra i 60 anni, agli operatori sanitari e ai residenti delle case di cura, diventando così il primo paese a offrire la quarta dose a questo gruppo più ampio di persone.
La Germania ha anche indicato che prevede di somministrare una quarta dose a una fascia più ampia della sua popolazione generale nei prossimi mesi per affrontare la variante Omicron.
Seguiremo l’esempio?
Il Comitato congiunto per la vaccinazione e l’immunizzazione (JCVI) del Regno Unito ha affermato che attende ulteriori dati sulla diminuzione dell’immunità e sull’efficacia della vaccinazione nel ridurre i ricoveri ospedalieri prima di decidere di offrire un quarto vaccino a un gruppo più ampio di persone.
Allo stesso modo, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie non hanno ancora raccomandato la quarta dose per il pubblico in generale.
Anthony Fauci, consigliere medico capo della Casa Bianca, virologo, ha affermato: “Faremo un passo alla volta, otterremo i dati dal terzo booster e poi prenderemo decisioni basate su dati scientifici”.
Quali sono le prove per somministrare quattro dosi?
Dai risultati preliminari di uno studio effettuato in Israele su 154 dipendenti ospedalieri che avevano ricevuto una quarta dose del vaccino Pfizer, si evidenziava che le concentrazioni di anticorpi aumentavano di cinque volte una settimana dopo la quarta dose, il che “molto probabilmente” significava una protezione significativamente maggiore contro infezioni, ricoveri ospedalieri e sintomi gravi.
Non sono ancora disponibili dati nel Regno Unito sulla risposta alla quarta dose. Un team dell’Imperial College di Londra sta conducendo uno studio (MelodyMass: Evaluation of Lateral Flow Immunoassays in Detecting Antibodies to SARS-CoV-2), lanciato di recente che sta studiando la proporzione di pazienti immunosoppressi che hanno anticorpi rilevabili dopo tre e quattro dosi di vaccino e valutare se la mancanza di una risposta anticorpale è correlata al conseguente rischio di infezione da SARS-CoV-2 e alla gravità della malattia.
Essi rivelano come non sorprenda che i dati israeliani mostrino che una quarta dose ha potenziato gli anticorpi nelle persone sane. Ma la domanda da porsi è se é necessaria una quarta dose per le persone che non sono immunocompromesse.
Tuttavia, i dati sull’efficacia clinica, non solo i tassi di infezione, ma anche i ricoveri ospedalieri, i decessi, lo giustificherebbero.
Cosa possiamo imparare dagli studi di tre dosi?
I dati dell’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito sui ricoveri ospedalieri dopo l’infezione da Omicron e l’analisi dell’efficacia del vaccino mostrano una protezione del 72% dopo due dosi per un massimo di sei mesi, aumentando all’88% entro due settimane da un’iniezione di richiamo.
Peter Openshaw, immunologo e professore di medicina sperimentale all’Imperial College di Londra, che non faceva parte dello studio, ha affermato che si aggiunge alle “prove ormai schiaccianti” che tre dosi forniscono una buona protezione contro la grave malattia Covid-19 causata dalla variante Omicron.
“È un po’ presto per esserne sicuri, ma sembra possibile che saranno necessari alcuni booster aggiuntivi”, ha commentato. “Ricorda che abbiamo bisogno di quattro dosi di vaccino per essere completamente protetti contro la pertosse o la poliomielite. Lo stesso potrebbe valere per il coronavirus, ma dobbiamo aspettare e vedere”.
Dobbiamo prepararci a fare una quarta dose a tutti?
Il presidente del JCVI, Andrew Pollard, che ha guidato il gruppo che ha sviluppato il vaccino Oxford-AstraZeneca, è cauto e ha sostenuto un approccio più mirato che si concentri sulla prevenzione di malattie gravi e sulla protezione dei sistemi sanitari in tutto il mondo.
“Il futuro deve concentrarsi sui vulnerabili e mettere a loro disposizione booster o trattamenti per proteggerli”, ha detto al Telegraph.
“Sappiamo che le persone hanno anticorpi potenti per alcuni mesi dopo la terza vaccinazione, ma sono necessari più dati per valutare se, quando e con quale frequenza le persone vulnerabili avranno bisogno di dosi aggiuntive. Non possiamo vaccinare il pianeta ogni quattro o sei mesi. Non è sostenibile o conveniente”.
Anche il capo della strategia vaccinale dell’Ema (European Medicines Agency), Marco Cavaleri afferma: “Non abbiamo ancora dati sulla quarta dose per poterci esprimere, ma ci preoccupa una strategia che prevede di andare avanti con le vaccinazioni a distanza di poco tempo. Ovviamente quando si tratta di vulnerabili, e persone immunodepresse, è un caso diverso e per loro la quarta dose più essere considerata già da ora. Tuttavia, mentre l’uso di una quarta dose potrebbe essere considerato parte di una piano di contingenza, le vaccinazioni ripetute a breve tempo di distanza non rappresenterebbero una strategia sostenibile a lungo termine”.
La variante Omicron, altamente trasmissibile, comparsa alla fine dell’anno appena passato ora si sta diffondendo velocemente lungo il nostro Continente.
“Sta diventando la variante dominante”.
Sembra che Omicron causi meno gravi malattie rispetto alla variante Delta.
Spiega Cavaleri: “Gli studi da Sudafrica, Gran Bretagna e da alcuni Paesi europei mostrano che il rischio di essere ricoverato dopo il contagio con Omicron è di circa la metà rispetto alla variante Delta. La situazione epidemiologica nell’Unione europea continua a essere molto preoccupante. Assistiamo a un rapido aumento dei casi in tutti gli Stati membri, la situazione è largamente guidata dalla circolazione della variante Delta e la rapida diffusione della variante Omicron in diversi Paesi”.
Concludendo, ammesso che la quarta dose potrà essere somministrata a tutti, la strategia di politica sanitaria tende a concepire ulteriori booster vaccinali solo per le persone a rischio.

| Prof. Paolo Urciuoli – Consulente Sanitario Nazionale |
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